Parolacce – Zucca al forno alle erbe

Zucca al forno

Al pari dell’uso del punto esclamativo, nella grammatica scritta, il mio odio e la mia intolleranza sono indirizzati solo verso l’uso schizofrenico dei puntini sospensivi.

Il punto esclamativo viene usato e ripetuto senza criterio e le frasi di cui viene infarcito risultano odiose e cacofoniche alla lettura.

Tutto sembra urlato! Tutto sembra volgare! (non vi sembra?).

Quindi devo confessarvelo, io ogni volta che vedo il susseguirsi di punti esclamativi nei vostri scritti ho un regurgito che mi impedisce di godere della lettura.

All’uso sconclusionato della punteggiatura, io preferisco le parolacce.

Si, ho proprio detto parolacce.

Io ne dico un sacco e molte di più del dovuto per sopperire all’assenza quasi totale dell’uso scritto, ma anche orale, che faccio dei punti esclamativi.

La parolaccia ben assestata rafforza il concetto ed enfatizza il discorso senza che si renda necessario l’utilizzo di punteggiatura volgare.

Se state pensando che le parolacce siano molto più volgari di un punto esclamativo, mi trovate in disaccordo totale.

Naturalmente il mio pensiero elevato non è alla portata di tutti e infatti mio marito, i miei genitori e molti amici, mi considerano sboccata, scostumata e l’orgoglio di ogni scaricante di porto.

Io no, io non mi vergogno a dire che le parolacce, per quanto volgari in potenza, nella mia bocca perdono ogni volgarità e diventano aggettivo rafforzativo.

Sostengo da sempre che chi usa un linguaggio generalmente abbastanza forbito come il mio, abbia il diritto di dire tutte le parolacce che vuole senza per questo risultare volgare.

Si, io le parolacce me le posso permettere e nella mia presunzione totale, mi crogiuolo senza problemi tranne uno.

Si perché un problema ce l’ho, anzi due, e sono i miei figli.

Io non mi limito, e neanche rinuncerei all’assenza totale di punti esclamativi nella mia vita in un solo attimo della giornata.

È per questo che quando devo enfatizzare, ricorro senza ritegno all’uso delle parolacce anche in presenza dei miei figli.

Naturalmente gli infanti sanno bene che nelle loro bocche d’angelo, io ci vedo bene solo migliaia di punti esclamativi e che per nessuna ragione è concesso loro l’uso di parolacce di nessun genere.

Ma il problema rimane(va) e un modo per risolvere la tentazione di ripetere per imitazione il mio linguaggio bisogna(va) trovarlo.

Per cui io ho risolto con un salvadanaio.

Ogni volta che un adulto in presenza di un bambino dice(va) una parolaccia, paga(va) 1 euro di multa direttamente nelle casse dei bambini (il salvadanaio).

Naturalmente all’inizio non credevo che i bambini si sarebbero trasformati negli attenti poliziotti che si sono dimostrati, per cui sono finita multata così tante volte da svuotare il portafoglio e invocare una sorta di forfait o di conguaglio giornaliero.

Lo stesso destino è toccato ad amici e parenti, i quali si sono ben resi conto di quanto fosse sconveniente l’uso delle parolacce in casa mia.

563 euro sono stati versati e 563 euro mi è costato insegnare ai miei figli (con un successo pressocchè totale) che orrenda e inimitabile abitudine avesse la madre di infarcire ogni discorso con un linguaggio privo di punti esclamativi.

Naturalmente, il fatto che questo metodo abbia raggiunto l’obiettivo prefissato di rendere volgare e proibito per loro l’uso delle parolacce, non può impedirmi di sperare che da grandi saranno così incredibilmente saggi ed educati, da rinunciare alla volgarità dei punti esclamativi in favore di poche, ma ben assestate parolacce.

Zucca alle erbe al forno

Ingredienti per 4 persone

1 kg di zucca

Salvia, rosmarino e timo a piacere

Miele di acacia q.b.

Sale e pepe q.b.

Olio e.v.o. 4 cucchiai

Zucca al forno

Uno a volte alle cose semplici che fanno bene al cuore e che arricchiscono un pranzo o una cena di sapore, non ci pensa.

Magari non è per pigrizia, ma solo perché le cose scappano di mente.

E allora uno con la zucca ci fa la pasta, una zuppa, perfino i crocchè e non ci fa una ricetta semplice come questa, ma buona come poche altre (parola di marito criticone).

Zucca al forno

E allora niente ingredienti con i pesi, ma solo un’indicazione generale, per questa ricetta che a vederla dall’alto nel video, sembra la composizione di un quadro.

E allora questo quadro lo fate dividendo la zucca in pezzi grossi con tutta la buccia (che dopo quando è cotta viene via in un secondo), irrorandoli prima di olio e poi di un tocco di sale un po’ abbondante, gli date un tocco di verde sbriciolando le erbe odorose fresche, una spennellata veloce di miele e per finire un po’ di nero (il pepe) che sta bene con tutto e si sa.

Zucca al forno

Poi il vostro quadro bellissimo arancione di sapore lo mettete in forno caldo a 200° per 45 minuti e poi con un cucchiaio vi staccate un pezzo di polpa morbida e ricca di sapore, come un quadro che avete fatto voi.

Mentre lo fate,  pensate alle cose semplici, che sanno avere sfumature impreviste e non per questo meno belle.

Zucca al forno

 

6 Comments

  • chiara ha detto:

    a quanto corrisponde un “porcamerda”?
    hahhahahaha
    sei bellissima così con l’animo da camionista 🙂 loveU
    baci
    Chiara

  • Francesca ha detto:

    Anche io, quando serve (e serve spesso), associo a un linguaggio forbito, preciso, tecnico una manciata di parolacce, ben assestate, necessarie, imprescindibili.
    Se dovessi dare ai miei figli 1 euro per ogni parolaccia sarei sotto un ponte, anche se ne dico più fuori casa che dentro 😉
    Baci baci

  • edvige ha detto:

    Scusa sto ridacchiando 🙁 mi sembra di sentire casa mia quando finita la giornata di lavoro a casa tiravo giu i cosidetti ..moccoli… da scaricatore di porto. Avevano ragione pur avendo il lavoro in ufficio in città al Porto Franco di Trieste ci andavo ogni giorno e se ti volevi far ubbidire dai facchini di bordo e di terra nonchè da altra manovalanza le parole da signorina per bene non andavano e quindi l’ordine con la parolaccia come dici tu non era più sboccato ma rafforzativo in quel contesto. Ovviamente a casa era tutt’altra cosa ma cosa vuoi ormai ero carica… :-))
    Tornando alla zucca deve essere favoloso, la faccio fare da figlia io mangio un pezzettino a loro piace da matti io devo stare attenta per via dello zucchero visto che la glicemia per me è un altra parolaccia….
    Ciao carissima come mi piacerebbe incontrarti :-)) mai dire mai. Buona serata.

  • Elisabetta ha detto:

    Le prime tre parole di mia figlia, nell’ordine, sono state mamma, latte, cazzo. Sicuramente era un rafforzativo delle prime due.

    • lacaprino ha detto:

      Sicuramente le bambine stanno avanti di mille miglia rispetto ai maschietti cazzoncelli e non si lascerebbero mai compromettere da un fottuto salvadanaio. 🙂

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